Nel corso dei secoli molti lavori hanno trattato l'argomento che riguarda le materie utilizzate nella Grande Opera. Secondo quanto abbiamo letto a proposito della Grande Opera nei lavori dei Maestri classici e contemporanei ,vengono utilizzate materie differenti a seconda della via alchemica che si intenda utilizzare.
Ci sono artisti che affermano che la materia della Grande Opera sia reperibile ovunque, senza indicarci tuttavia quale sia questa materia, né fornirci almeno delle indicazioni che permetterebbero agli investigatori dell'arte di identificare questa materia. Per questa ragione, troviamo le loro dichiarazioni ambigue.
Al momento della lettura dei testi alchemici dei grandi Maestri, scritti in linguaggio simbolico, e' necessario tenere conto dei diversi tipi di interpretazioni, accordando ciò che è scritto con la conoscenza personale che il lettore ha dell'argomento. Purtroppo, in molti casi, ciò che è facilmente comprensibile, non corrisponde sempre con ciò che i Padroni hanno voluto esprimere nei loro scritti. Solo l'ignoranza dei principi piu' elementari che presiedono le differenti operazioni alchemiche e' all'origine di tali errori grossolani di interpretazione. Contrariamente a questo, alcuni libri alchemici molto conosciuti sono stati scritti, talvolta, in un linguaggio chiaro.
Chi legge queste traduzioni senza la conoscenza necessaria per potersi formare una giusta idea, come i pricipianti che sono alle prime passi nello studio dell'alchimia, perdurano inevitabilmente nell'incomprensione di quali siano le materie utilizzate nei differenti lavori Alchemici, come anche il loro modus operandi.
Noi ci riferiremo non solo alle materie che rappresentano una parte molto importante nel lavoro alchemico, ma parleremo anche delle vie usate di preferenza dalla maggior parte degli alchimisti piu' conosciuti.
Non siamo più nel XVII o nel XVIII secoli epoche in cui vi era la moda di scrivere libri sull'alchimia e quando l'identità degli autori era nascosta sotto un motto (formulato simbolicamente) poco conosciuto. La conferma di questo e' la vasta quantità di libri attraenti scritti. Il loro contenuto manca di erudizione e di pertinenza, è per questa ragione che acquistarli equivale a sciupare il proprio denaro.
Oggigiorno, scrivere un libro sull'alchimia in forma simbolica ben conosciuta, implica la responsabilità dell'autore, perché un lettore lo può paragonare con l'originale e puo' facilmente percepire tutte le inesattezze. Tuttavia i pricipianti nello studio dell'arte non esiteranno molto a credere a ciò che leggono perché hanno fiducia in chi scrive un libro sull'alchimia e suppongono che sappia precisamente di cosa parla.
Tuttavia non è sempre così, troviamo ancora nelle scritture di certi autori moderni, alcuni testi che mancano nella loro essenza di profondità ed utilizzano descrizioni dubitatore, non basate sui testi originali.
Dopo questa breve introduzione andiamo a precisare quali sono le principali vie Alchemiche praticate anche dai nostri Maestri classici e contemporanei ed anche quali sono le materie in uso in queste vie.
Via secca. La materia della via secca è, per eccellenza, l'antimonio o stibina. Gli Alchimisti del passato, per distinguere il minerale dell'antimonio metallico, hanno chiamato questo ultimo Regolo. Per questa ragione, quando parliamo dell'antimonio vogliamo intendere il suo minerale, cioe' la stibina.
Alcuni artisti affermano che la via secca è realizzata a partire dal vetro di antimonio. Non siamo dello stesso parere; questa dichiarazione non ha consistenza e solo chi non conosce il lavoro magistrale di Basilio Valentino, Il Carro Trionfale Dell'antimonio, (Retz Parigi, 1977) farà una tale affermazione.
Il vetro di antimonio, la cui la preparazione è descritta minuziosamente alla pagina 163 di questo libro, sarà utilizzato per fare la pietra di fuoco; del resto è utilizzato anche per la preparazione della tintura di antimonio. La preparazione della pietra di fuoco o della tintura di antimonio non ha nessuna relazione, con la via secca dell'antimonio e verra' presa i considerazione unicamente in quanto prodotto generato dall'antimonio.
Analizziamo le cause del nostro disaccordo. Il mercurio dell'antimonio non è estratto a partire dal vetro di questo minerale, perché il mercurio di questo minerale è il regolo marziale stellato ben purificato.
La preparazione del vetro di antimonio non è cosi' semplice quanto si crede: non si riduce ad introdurre della polvere della polvere di antimonio su di un fuoco, a farla e scioglierla e così mutarla in vetro.
La preparazione del vetro di antimonio richiede molta esperienza e non si arriverà ad ottenere un vetro canonico, se non viene osservata una certa pratica. E, affinché non rimaniate nell'aspettativa, circa il nostro disaccordo, andiamo a descrivervi la sua preparazione canonica.
In primo luogo, triturate la stibina in fine polvere molto fine e passatela in n setaccio dai 60 linee per centimetro. Il minerale, ridotto in polvere molto fine, è poi calcinato mediante un fuoco molto forte in un recipiente di ferro o d' argilla refrattaria per estrarne tutto lo zolfo chimico. È solo dopo questa operazione che otterrete l'ossido, sciolto nel foyer del vostro forno con le rispettive coperture. Questa operazione si svolgerà in un forno a gas, con l'aiuto di un fuoco molto forte.
Quando e' ben liquefatta viene versata su di un foglio di rame o su una pietra di marmo. Se il vetro e' stato preparato in maniera ottimale, cosa che non sempre avviene, potremo osservare una materia di colore rosso vivo, trasparente di fronte ad una luce molto forte come la luce solare. Noi abbiamo gia' preparato alcuni chilogrammi di questo vetro di antimonio; è per questa ragione che possiamo descrivere con buona cognizione di causa la sua preparazione.

Il vetro di antimonio.
Il vetro di antimonio è solubile nello spirito dell'aceto tramite cui potrebbe essere estratta la sua tintura.
Per questa ragione non è la materia della via secca, ma è la materia per la preparazione della pietra di fuoco per mezzo della quale, contrariamente a quanto affermano alcuni artisti, si potrebbe produrre qualche trasmutazione, come scrive il Maestro alla pagina 237 dello stesso libro:
«Avendo affermato dunque che con lantimonio si puo preparare una pietra di fuoco, ed avendo detto che questa pietra guarisce non solo gli uomini, ma anche i metalli »
Ed alla pagina 238:
«La tintura di questa pietra di fuoco non è universale come quella dei filosofi che si prepara dalla essenza del sole, e meno ancora che tutte le altre pietre.»
E per concludere, alla pagina 249:
«In poche parole, questa pietra, come tintura particolare, transmuta tutti i metalli in oro molto puro e migliore che quello delle miniere del Perù. È un rimedio a tutte le malattie alle quali l'uomo può essere soggetto...»
In breve, la pietra di fuoco, è una pietra transmutatoria risultante da un "particolare" realizzato mediante la via secca ed umida, e non è la via secca dell'antimonio.
Per questa ragione, chi afferma he la via secca dell'antimonio è compiuta con il suo vetro, è privo della logica alchemica, e la sua ignoranza dell'arte lo mantiene nell' errore totale.
La via secca propriamente detta è effettuata con la stibina, come è stato descritto in tutti i suoi dettagli da Eugenio Canseliet nel suo L'Alchimia Spiegata Sui Suoi Testi Classici, Jean-Jacques Pauvert, Parigi, 1972.
Ma dopo tutto, chi era Eugenio Canseliet? Canseliet era stato il discepolo di Fulcanelli. E Fulcanelli era lo pseudonimo del pittore Jean-Julien Champagne.

Jean-Julien Champagne
Le Dimore Filosofali furono scritte da Jean-Julien Champagne grazie agli appunti provenienti da un dossier che appartenente al libraio Pierre Dujols. E' stato un grande alchimista ed ebbe un discepolo che lavoro' con lui in laboratorio.
Pierre Dujols era un erudito e l'autore dei primi commenti all' Hypotyposi (un commento del Mutus Liber) nascosto dietro lo pseudonimo di Magophon.
Eugenio Canseliet ha pubblicato il libro Le Dimore Filosofali in quanto discepolo di Fulcanelli. Canseliet, in quanto discepolo di Fulcanelli con cui lavorava, seguiva la via secca dell'antimonio, la via praticata dal suo Maestro,evidentemente una via secca. (Fulcanelli Dévoile, Geneviève Dubois, éditions Dervy, Paris, 1992).
Per quel che riguarda questa via, nelle Dimore Filosofali, gli autori (Champagne e Dujols) descrivono altre vie - come quella dell' amalgama - che risultano quasi impossibili da distinguere quando si riferiscono alla via secca o alla via umida. Questo ha dato origine a una gran confusione, perché non esiste ordine nelle descrizioni fornite. Anche un artista sperimentato avrà delle difficoltà ad operare delle distinzioni.
Alcuni artisti affermano che Fulcanelli non si riferisce alla via secca dell'antimonio, che non l' ha mai descritta.
Osserviamo che, la descrizione dettagliata del minerale che Fulcanelli fornisce, è associata alla via secca Les Demeures Philosophales, A Paris, chez Jean-Jacques Pauvert, 1965.
«Tutti i minerali, secondo la voce ermetica, gli hanno apportato l'omaggio del loro nome. Lo si chiama ancora drago nero coperto di squame, serpente velenoso, figlia di Saturno, la più amata dei suoi bambini. Questa sostanza primitiva ha visto la sua evoluzione interrotta dall' interposizione e dalla penetrazione di uno zolfo infetto e combustibile che ne appesantisce il puro mercurio, lo trattiene e lo coagula. E, sebbene sia interamente volatile, questo mercurio primitivo, corporificato sotto l'azione essiccante dello zolfo arsenicale, assume l'aspetto di una massa solida, nera, densa, fibrosa, fragile e friabile, che la sua poca utilità rende meschina, abietta e disprezzabile agli occhi degli uomini. In questo soggetto, - parente povero della famiglia dei metalli, - l'artista illuminato trova tuttavia tutto quanto di cui necessita per cominciare e finire il suo grandioso lavoro, perché, dicono gli autori, entra all'inizio, a meta' ed alla fine dell'Opera.»
«È la ragione per la quale hanno rappresentato simbolicamente la loro materia, nella sua forma primitiva, con la figura del mondo che contiene in se i materiali del nostro globo ermetico o microcosmo, raccolti senza ordine, senza forma, senza ritmo né misura.»
Osserviamo, poi, il significato di questa descrizione:
«Tutti i minerali, mediante voci ermetiche, rendono il loro omaggio con il loro nome.»
Gli studiosi che conoscono bene Il Carro Trionfale dell' Antimonio di Basilio Valentino, si ricorderanno l'immagine alla pagina 64, sul Frontespizio del Carro Trionfale dell' Antimonio, dove i pianeti alchemici (dei rispettivi metalli o minerali) rappresentati simbolicamente, Saturno, Marte, Venere, Mercurio e la Luna trainano il carro condotto da Vulcano. Questo carro è utilizzato per trasportare l'antimonio, rappresentato da una signora che ha in grembo il simbolo spagirico dell'antimonio, cioe' un globo crocifero. Per tutto questo gli rendiamo omaggio.
«Si chiama anche Drago Nero, coperto di squame, serpente velenoso, figlia Saturno.»
Alcuni dei nomi con cui e' conosciuto l' antimonio sono Drago Nero, Lupo Grigio e, più comunemente, discendenza di Saturno.
Nel testo Tabla Redonda de los Alquimistas di Manuel Algora Corbi, editore Luiz Carcamo, Madrid, 1980, La Medula de La Alquimia, Eyrénée Philalèthe a pagina 307, possiamo leggere:
«La sostanza che abbiamo utilizzata per prima è un minerale, parente del mercurio, che cuoce uno zolfo cudo nella terra; umile, ma glorioso nell'intimo, figlia di Saturno. Cosa vi serve oltre? Concepitela correttamente, perché è la nostra materia prima.»
«È color sabbia, con venature argentate, che sembrano mischiate con il corpo ed il cui scintillio sporca lo zolfo innato. È completamente volatile, non fisso, ma elimina e purga, nella loro crudezza nativa , le superfluità del Sole.»
Le caratteristiche attribuite da Fulcanelli all'antimonio sono confermate da questo testo.

Il Drago Nero
Il nostro minerale, essendo figlio di Saturno, possiede caratteristiche molto simili a quelle del suo genitore. È color sabbia (la tinta sabbia, sui blasoni araldici, corrisponde al nero) con venature argentate ede' sporcato da uno zolfo innato. È interamente volatile e purga da ogni superfluità il sole. È fibroso, fragile, ed a quell' epoca era di poca utilità, all'infuori del suo uso medicinale.
Questo significa, in termini moderni, che è un minerale di colore nero con venature argentate, volatile, friabile la cui lucentezza innata è sporcata chimicamente dallo zolfo e che purga da ogni superfluità l'oro.
Queste caratteristiche fisico-chimiche corrispondono a quelle dell'antimonio che, come sappiamo, e' un solfuro. Era con l'antimonio, che gli antichi Alchimisti purificavano il sole o l'oro, come si può vedere nella prima chiave di Basilio Valentino.
«È la ragione per cui hanno descritto simbolicamente la loro materia nel suo primo stato, rappresentata con l' immagine del mondo che contiene in se i materiali del nostro globo ermetico.»
Nella prima immagine del libro Speculum Veritatis (in francese "miroir de la vérité"); Filalete descrive simbolicamente la prima Opera della sua via, cioe', la preparazione del regolo marziale stellato, che spieghiamo in dettaglio nel nostro sito Web terravista, planeta.clix (dedicato a questa materia) e nel nostro libro La Gran Obra Alquimica, Mirach éditorial, S.L., Villaviciosa de Odón, Apartado, 77, Madrid, 1999 in cui troverete un uomo zoppo, con una gamba di legno, rappresentante Vulcano, che porge a due anziani (gli alchimiste) un globo crocifero, simbolo spagirico dell'antimonio, come sa qualsiasi Alchimista competente. Ma poiche' questo globo ha una stella nel suo centro, rappresenta, proprio per per questo motivo, il regolo marziale stellato.
Esistono alcune analogie con la parola "specchio": sezionate trasversalmente il regolo marziale stellato dopo la suo purificazione mercuriale e potrete verificare che cristallizza in strati simili a quelli della mica, brillante tanto quanto l'argento più raffinato, simile ad uno specchio. Per questa ragione molti artisti l'hanno chiamato "specchio dell'arte".
Ma non ci limiteremo solamente a questi testi per dimostrarvi che Fulcanelli descrive senza dubbio l'antimonio.
Nel libro "Opera" le courrier du livre, Parigi, 1989, a pagina 196, Nicolas Flamel dice:
«Avrai cura di prendere prima il maggiore del primo figlio di Saturno, il volgare che non e' di nessun valore, 9 parti; della sciabola chalybé del dio guerriero, 4 parti.»
Filalete, ne L´Entrata Aperta al Palazzo Chiuso del Re, sezione XI, Dell'invenzione del perfetto Magistero nr. VII, indica:
«Infine si interessarono ad un bambino di Saturno, e sperimentarono la sua azione sull'oro; e siccome aveva la forza di sbarazzare l'oro maturo delle sue impurità »
Flamel parla dell'antimonio che, col dio guerriero Marte ed i sali adeguati, fornira' il regolo marziale, richiesto per cominciare il suo lavoro, come nella via dell' amalgama di Filalete.
Quindi, di cosa parla Fulcanelli? Da quanto abbiamo fin'ora detto, potrete notare che il Maestro parla dell'antimonio.
La preparazione del regolo di antimonio non è cosi' agevole come una semplice fusione, a temperatura appropriata e con gli appositi fondenti, come proclamano alcuni artisti.
Questi, alchimisti ,ciarlatani, potrebbero affermare che un'automobile è costruita con quattro ruote e niente di più!
Dichiarazioni come queste denotano una mancata conoscenza degli scritti del XVII secolo, come il Trattato di Chimica di Christophe Glaser, Parigi 1663, in cui la preparazione del régolo marziale dell'antimonio è descritta in dettaglio a pag 174. Anche Lemery, nel suo Corso di Chimica, Parigi, 1756, a pagina 272, descrive il medesimo procedimento!
Il regolo marziale stellato, non è ottenuto semplicemente dopo la fusione dell'antimonio e del suo calco in uno stampo di acciaio inossidabile.
Per realizzare un buon regolo marziale canonico e' necessario disporre di un forno appropriato, funzionante a gas, in cui sia possibile raggiungere una temperatura di circa 1000º centigradi, di un buono minerale e del suo accolito metallico Marte, ed anche degli indispensabili sali di fusione. Questi elementi e l' "abilità manuale" fanno si che solo un artista sperimentato, conosca le condizioni per procedere al lavoro.
La prima operazione preparatoria della via secca si chiama Assazione. È ignorata dai piu' ed è realizzata solamente come preparazione per un lavoro canonico. Viene poi la Purificazione, consistente nella purificazione del minerale dalle sue impurita' silicee in un crogiolo d' argilla refrattaria, nel forno suddetto. Segue allora la Separazione che, come spiega il suo nome, consiste nella separazione del regolo dall'antimonio, per mezzo del suo accolito Marte e dei sali appropriati. Quando il metallo raggiunge la temperatura voluta ed e' completamente fuso, viene versato in uno stampo conico, di acciaio inossidabile. Dopo essere stato lasciato raffreddare lentamente il Caput è diviso, secondo l'arte. A partire da questo Caput verra' estratto lo zolfo filosofico.
Segue allora la Purificazione Mercuriale per purificare il regolo con i sali appropriati, finché si rivela la stella, ugualmente si estrarrà anche il vetriolo o il Leone verde. Procediamo allora alle aquile, cioe', alla Sublimazione dello zolfo e del mercurio alchemici, che come risultato ci offriranno la Remora. Finalmente, quest' ultima sarà cotta col sale, o fuoco segreto. Dal risultato di queste operazioni otterrete la pietra filosofale. E' stato a questo punto che Canseliet ha fallito, a causa delle condizioni " esterne " sfavorevoli.

Il regolo Marziale
Questa via necessita di più di qualche giorno per essere completata. Solo un'alchimista molto preperato riuscirà almeno fino alle aquile, che corrispondono alla seconda Opera. Noi siamo riusciti a progredire molto, possiamo parlare anche sulla base di un'esperienza personale.
È il momento in cui all'artista occorre la conoscenza per potersi servire dello sfavillio cosmico rappresentato molto bene nella quarta tavola del Mutus Liber, le emissioni leggere polarizzate della luna, dal suo primo quarto fino alla luna piena.
La via degli amalgami. E' stata la via seguita da Filalete e da Flamel. Possiamo trovarne la relativa descrizione sia ne L'Entrata Aperta al Palazzo Chiuso del Re per Filalete, che altrettanto bene ne Il Breviario o ne Il Testamento di Flamel.
Un riassunto della via seguita da Filalete può essere reperito ne Dell'invenzione del Perfetto Magistero, al capitolo XI ,che vi raccomando di leggere molto attentamente.
Nei paragrafi X, XI e XIII è scritto:
«Così il cielo e' stato nuvoloso per un certo periodo di tempo; ma dopo le piogge abbondanti, ha ritrovato la sua serenità.»
«Da li estrassero un Mercurio Ermafrodita. Lo misero sul fuoco e lo coagularono in breve tempo; nella sua coagulazione trovarono il Sole e la Luna.
« E con loro gran stupore, ciò che era fisso in questo Mercurio diventò volatile, il corpo duro si rammolli', e ciò che era coagulato si sciolse, con sorpresa della natura medesima.»
Secondo noi, questo brano descrive l'altra via di accesso di Filalete, che è una via di accesso umida, a cui occorre tuttavia un regolo marziale per preparare il mercurio filosofico.
Questo mercurio, una volta cotto in un recipiente chiuso, diventa intrinsecamente il sole o la luna, cioe' lo zolfo filosofico che, con l'aggiunta di nuovo mercurio, vi permetterà di proseguire il vostro lavoro.
Ma invece di far cuocere intrinsecamente il mercurio per trasformarlo in zolfo, e' possibile aggiungergli dell'oro metallico e si può continuare il lavoro, come spiegato dal Maestro.
È la nostra comprensione di Filalete nr. XXIII.
Nel testo Il Midollo dell'alchimia, il Maestro descrive allegoricamente la preparazione del mercurio filosofico e delle modalita' di accesso completo alla sua via. È descritta anche in un piccolo trattato intitolato Esperimenti.
La preparazione di questo mercurio filosofico è ottenuta tramite la fusione del regolo marziale trasformato in regolo solare o lunare nella fusione con uno di questi metalli nobili. È solamente in questo modo che potra' essere fuso con il mercurio comune. Questa amalgama è quindi distillata in una storta d'acciaio fino a sette volte. Filalete chiama ciascuna di queste distillazioni un' "Aquila". Si dovrebbe prestare attenzione a non confondere questi ultimi con quella descritta nel nostro altro testo intitolato "Le Aquile".
Questo piccolo trattato il cui titolo e' "Experiments" in francese le "Expériences", può essere trovato nel summenzionato libro La Tabla Redonda de Los Alquimistas, a pagina 299 ed anche nel nostro sito Web - terravista e planeta.clix - in una traduzione portoghese ed inglese.
Possediamo un facsimile di questi due piccoli trattati, scritto in inglese antico, che ci serve di supportto al testo principale di Filalete L'Entrata Aperta al Palazzo Chiuso del Re. Sono un aiuto prezioso per comprendere il lavoro del Maestro. Nel nostro sito Web "terravista" troverete una traduzione portoghese dall'originale del suddetto trattato "Experiments" ed anche un testo a proposito del lavoro di Filalete.
Il lavoro El Compuesto de los Compuestos di Albertus Magnus in francese (Le Composé des Composés), indicato nel nel libro Siete Textos de Alquimia, di un autore anonimo, Kier editrice Buenos Aires, 1978 pagine 18-45 ed anche presso l'editrice Arché, Milano, Le Composé des Composés, presenta un inizio differente, nonostante sia anche un accesso alla via dell' amalgama.
Comincia dalla sublimazione del mercurio, come potete vedere anche nel nostro sito Web terravista , nei testi il cui titolo e' "Sublimazione del mercurio", "Le aquile", il "Nostro Oro" e "Composto dos Compostos ". Anche questo testo e' stato tradotto in portoghese.
Via Umida. La via di accesso umido, è considerata dai Maestri la più nobile fra tutte; utilizza come materia prima il cinabro ed il vetriolo. La maggioranza delle vie umide necessitano abitualmente di tempi assai lunghi, ma la via di Kamala Jnana, per quanto possa sembrare incredibile, non prende che 28 giorni.

Il Drago Rosso
Queste due vie di accesso sono completamente distinte. La via del cinabro è descritta con gran dettaglio nel Dictionnaire de Philosophie Alchimique, Kamala Jnana, Éditions G. Charlet, Argentiére (H.S) France, 1961. Nel nostro sito Web - terravista e geocities - potete trovare alcuni scritti su questa via coi legami concernenti le materie reali, non solo la materia prima, ma anche riguardanti il fuoco segreto.
Per questo motivo alcuni artisti ci hanno accusati di essere eccessivamente caritatevoli, per l'unicità di una rappresentazione chiara di queste materie sulla rete internazionale ed in piu' lingue. Questo non l'accettiamo. La via di Kamala Jnana può sembrare a prima vista estremamente semplice, ma non è così. Nella pratica, abbiamo trovato delle difficoltà insormontabili, nonostante la nostra prolungata esperienza, in campo alchemico. Non solo noi, ma anche altri artisti assai esperti, hanno incontrato le medesime difficoltà. Continueremo, senza interrompere questo compito con nostri fratelli per giungere alla risoluzione di questo problema.
Un'altra via di accesso umido, generalmente conosciuta, è la via del vetriolo. Questa è descritta ne Le Dernier Testament di Basilio Valentino, Retz, Paris, Troisième Livre.

Il Vetriolo Naturale
Nel nostro libro A Grande Obra Alquímica, di cui presto sara' disponibile anche la versione italiana, oltre alla francese, descriviamo questa via con numerosi dettagli. Ma per non lasciare alcun dubbio ,citiamo adesso alcuni passaggi del testo principale L'Ultimo Testamento, in cui a pagina 234, riferito alla materia vi e' scritto :
«Occorre ora che tu apprenda che tale anima o zolfo aureo, tale sale e tale spirito, si trovano piu' forti e virtuosi in Marte e Venere, altrettanto bene che nel vitriolo e sia che Marte e Venere possono essere riportati e ridotti, come per regressione, in un vetriolo molto virtuoso ed efficace, nel quale vitriolo metallico si trovano ora sotto un cielo i tre principi suddetti, cioe' mercurio, zolfo e sale; e ciascuno di questi in particolare si può estrarre ed ottenere con poca pena ed in breve tempo, come potrai udire quando fra breve esporro' un conciso racconto riguardante un vetriolo minerale che si trova in Ungheria, assai bello e di alto grado.»
Ed a pagina 238:
«Quando avrai scoperto un minerale di una tale e così alta gradazione e che sia ben netto e ben purificato, quel che si chiama, come ho detto vetriolo, prega Dio che ti dia l'intelligenza e la saggezza per continuare il tuo disegno. E, dopo averlo calcinato, mettilo in una storta robusta e ben chiusa . Fallo distillare, prima con fuoco dolce, poi a più fuoco piu' forte. Distilla lentamente lo spirito bianco come neve, che si presentera' con forma di un'orribile e spaventosa esalazione, o vento, finché non se presenti piu' nulla, fino a quando sia uscito tutto. Osserva che in questo vento, o spirito bianco, sono nascosti e rinchiusi tutti e tre i principi E per questo, non è assolutamente necessario ricercare questi principi nelle cose preziose.
Alla fine del Terzo libro, alla pagina 262, Basile Valentin, rivolgensodi ai soffiatori, dice:
«Ah! Dio eterno! Cosa pensano o possono ben pensare quelle persone, che sono cieche ed insensate? Ehi! È un lavoro assolutamente facile, anche per un bambino. L' uno proviene e proceda dall'altro, come il buon grano che infine si può cuocere facilmente in pane. Ma il mondo è cieco e tale sarà fino alla fine.
Così voglio astenermi dallo scrivere oltre e ti raccomando al Sovrano.
Rubellus Petrinus